Fior da Fiore (seconda parte)


farfalla bianca
Or siccome Matelda è l’ARTE, <<Dunque>> direte << noi siamo così vicini all’arte?>>
Sicuro! Che cosa è, in fin dei conti, l’Eden, dove è Matelda, la vostra vicina? È la natura stessa nostra che è, nelle sue origini, come Dante leggeva ne’ sacri libri, buona. E voi siete più presso all’origine, perché siete da poco al mondo a ber la luce. E siete dunque più presso alla natura, e perciò all’arte; perché l’arte è figlia della natura. Tutto l’operar dell’uomo è un cercar d’imitare ciò che vede intorno a sé; egli imita il vento, nel seminare, e il torrente, nello scavare la roccia. E tutto l’operare dell’uomo si riassume in questa parola arte. L’arte consiste per l’uomo, nel far da sé quello che vede nato fatto intorno a lui. E ce ne sono tante, di arti; ma si riducono tutte ad operare il bene per l’utile suo e altrui, con altrui e sua gioia.
Voi sapete quale fu l’arte di Dante: la poesia. Oh! L’arte per eccellenza! Perché, se mai altra, codest’arte è quella che diletta e l’autore e il lettore, e fa il bene…
Qui mi fermate. <<Fa il bene?>> dite. E soggiungete: <<Sappiamo (per udita) che c’è una poesia proprio e deliberatamente malefica, sozza e velenosa. E sappiamo che c’è chi proclama che deve celebrar l’arte per l’arte, e seguire il bello senza curarsi del buono, e poetare, non predicare>>. Oh vedete, fanciulli, che Dante può insegnare con la sua voce tuttora viva? No- egli grida dal suo volume eterno- no e no! L’arte non è arte e la poesia non è poesia, se non pura, se non è innocente, se non ha gli occhi luminosi ed il cuore mondo, se non sa e non insegna, se non è buona e non è benefica. Ogni arte, ma specialmente la poesia: come la poesia quasi compendio e simbolo d’ogni arte, è raffigurata dal poeta in Matelda. Ché Matelda par donna che balli, e Matelda canta, e Matelda coglie i fiori.
E voi le siete vicini a Matelda: all’arte dunque e  alla poesia. Le siete vicini. Sapeste! Noi, per vederla, come voi la vedete, sapeste quanto viaggio dobbiamo fare! Quello di Dante, presso a poco. Dobbiamo morire a tante cose! Cancellarne sin la memoria! E poi dobbiamo mondarci il cuore e l’occhio come attraverso un fuoco purificatore! E allora un po’ da lungi, di là del fiumicello, la vediamo la donna che canta e danza e coglie i fiori. E quel gran viaggio, ci accorgiamo che è un ritorno: un ritorno alla nostra fanciullezza. Noi camminiamo e camminiamo per tornare a vedere ciò che vedevamo da fanciulli, con gli occhi e col cuore d’allora. E Dante, codesto lo dice: anch’esso lassù torna fanciullo,
Or voi, fanciulli, rispetto a quest’arte dell’arti che è la poesia… E voi m’interrompete, chiedendo:<<Vorresti dunque che noi diventassimo poeti? Tutti? Non ce n’è già assai, di poeti?>>

Giovanni Pascoli
(Continua)
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