L’eremita (Terzo atto) (Scena unica- prima parte)


grotta

 

L’eremita torna alla chiesetta di Cluny, per ultimare la sua confessione.

Il confessore lo accoglie nelle sue mani.

Il confessore
Uhm… ma io già conosco questo scricchiolio…

L’eremita
Sì… infatti sono venuto a concludere la mia confessione…

Il confessore
Ci sei andato allora?

L’eremita
Sì… sono stato nell’eremo di Abelardo

Il confessore
Sono proprio contento… e che te ne è parso?

L’eremita
Non saprei… certo è un’esperienza che mi ha insegnato delle cose particolari

Il confessore
Immaginavo che ti sarebbe stata utile… raccontami… sempre che tu lo desideri

L’eremita
È difficile da spiegare… sono cose che bisogna provare…

Il confessore
Ma tu non stai comunicando solo con me… vuoi che Dio non possa capire?  abbi un po’  di fiducia… almeno qui

L’eremita
Con Lui ho cercato di mettermi in contatto, ma non ci sono riuscito.
La grotta non faceva al caso mio… ne avevo soggezione, è difficile cercare il silenzio in un luogo dove il silenzio c’è dall’eternità

Il confessore
Il silenzio per diluire un poco i tuoi pensieri sovraccarichi di rimorso… per farti sopportare ancora il peso della vita… non mi aspettavo di più 

L’eremita
Beh… il risultato è stato in parte raggiunto… oggi non voglio morire e quindi non ho bisogno di assoluzione… se non per il pensiero di farla finita

Il confessore
Ma non sei soddisfatto? Che cosa c’è d’altro?

L’eremita
Ho scoperto che sulla terra vivono esseri che hanno un compito preordinato e lo conoscono…

Il confessore
E questo che cosa ti fa pensare?

L’eremita
Da una parte che non sono fortunati, perché la loro vita è immutabile… ma dall’altra che hanno almeno delle certezze

Il confessore
E tu credi che potresti affrontare un’esistenza con dei punti fermi?

L’eremita
Ho incontrato una roccia ed un girasole che la vivevano… mi hanno parlato di sogni e di rimpianti… ma sembravano sereni… non sono diventato pazzo… non pensi male…

Il confessore
Lo so bene che non ti ha dato di volta il cervello… gli eremiti discorrono spesso con la natura… vanno per questo in eremitaggio… quel che racconti non mi  sorprende affatto

L’eremita
Le rocce ed i girasoli non vanno in paradiso, né all’inferno…

Il confessore
Mi sembra ragionevole, anche se non è sicuro… ma tu sei un uomo

L’eremita
E per me l’inferno c’è…  già su questa terra… purtroppo

Il confessore
C’è anche il paradiso però… sta a te decidere se vuoi vivere nell’uno o nell’altro

(continua)

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Pubblicato da

tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

1 commento su “L’eremita (Terzo atto) (Scena unica- prima parte)”

  1. Con Lui ho cercato di mettermi in contatto ma non ci sono riuscito…eppure la natura è lo specchio di Dio, è la Creazione voluta daa Dio per l’uomo…perchè l’eremita non riesce a godere di questa Bellezza? Eppure ha avuto la compagnia di una roccia e di un girasole, gli hanno insegnato tante cose…probabilmente non si è accorto che parlando con loro parlava in realtà con Dio…forse l’eremita non conosce San Francesco…ma mi pare così strano!!
    No…io credo che sia troppo preso da se stesso, troppo concentrato su se stesso, come se la sofferenza, il dolore, l’inettitudine avesse colpito solo lui, come se solo lui al mondo soffrisse e fosse degno di soffrire, con una certa compiacenza.
    Il silenzio è fecondo. Dal silenzio nasce in primis la preghiera…forse Carlotta voleva inserire qui il suo commento. Ma il silenzio è anche pesante da sopportare, quando ti costringe a fare i conti con la tua miseria e a constatare che tra le mani non hai nulla da offrire…anche quel po’ di amore di cui parlava Paolo, anche quello non è stato creduto sincero…oppure quella donna ha adddirittura finto di non credere al suo amore:la peggiore delle umiliazioni…davvero assurdo fingere di non credere che una persona ti ami…evidentemente non corrispondi…ma ci sono modi meno crudeli per respingere il prossimo!
    Qualcuno ha scritto oggi che si vorebbe strappare l’eremita dal libro per portarlo con sè sul nostro sentiero…leggendo la strada che ha fatto direi che già accade tutto ciò: vedrete che i post sono assai legati tra di loro e l’eremita sta facendo progressi da quando questa comunità ha preso la sua forma più stabile grazie all’apporto di tante anime unite da una certa comunanza di valori.
    Grazie a tutti per il lavoro che avete fatto. E’ bello vedere che l’unione fa la forza e che una coralità di voci arriva al cielo più velocemente.

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