La mia bottiglia

Copertina libro beneficenza
Perché gli scrittori non fanno beneficenza
 
Dato che pochissimi riescono a pubblicare con gli editori che contano, per alcuni anni mi sono chiesto perché milioni di autori continuino a rincorrere una fama letteraria che è più lontana di una vincita al superenalotto.
 
Alfieri che già a 29 anni aveva le idee chiare (beato lui!) ce lo ha spiegato per iscritto a 37, in un brano rinomatissimo che tutti gli studenti leggono a scuola: è l’impulso naturale a spingerci, e per la precisione un divino impulso senza cui “nessun uomo può farsi sommo davvero”(v. Vittorio Alfieri da Asti, Del principe e delle lettere, Tomo XIX delle Prose Originali, volume I, Editore da Torchj del Majno, 1810, p. 181 e ss.).
 
 Se non che l’esimio letterato parlava di se stesso e quindi credo che pochi di noi si siano ritrovati in quelle pagine sino in fondo.
 
Ma resta il fatto che in questi anni non ho fatto altro che buttare giù manoscritti (si fa per dire visto che in realtà sono files ed io ho ormai difficoltà a fare anche la mia firma…) e non ho mai smesso di rincorrere chimere, sperando un giorno o l’altro di essere scoperto da qualcuno.
 
Il problema è che quel qualcuno a sua volta aveva ed ha le mie stesse ambizioni.  
 
Quindi tutti noi scrittori, dai più in erba ai meno, in fondo navighiamo alla ricerca di qualcosa che non esiste.
 
Come in amore dove Tizio ama Caia e Caia ama naturalmente Sempronio e Sempronio ama per fortuna o sfortuna (non mi è dato di sapere) Mevia e Mevia ama il quinto che non ricordo… una catena di sentimenti che sono dunque sempre “aperti” da una parte… la parte che in fondo conta e conta “drammaticamente” di più. 
 
Così mi sono detto, ci deve essere un senso per tutte queste parole che sono andate ed andranno perdute in futuro, con grande ringraziamento degli alberi.
 
E questo significato credevo di averlo compreso nel dicembre scorso, quando un’associazione culturale di  Torino che sostiene la ricerca e la cura di malattie rare (sia benedetta!) mi ha mandato a casa un libro delle mie poesie già stampato.
 
Vedete io non avevo mai richiesto di stampare le mie liriche: anche qui si manifesta nella sua pienezza l’analogia con il sentimento amoroso; i libri stampati arrivano quando non ci si pensa proprio, come i sentimenti che spesso giungono addirittura sgraditi.
 
Con un tatto da elefante africano (o asiatico? Non so, quale è il più maldestro?) ho pertanto detto alla gentilissima editrice che non sapevo che fare di duecento copie gratis da regalare agli amici.
 
Forse perché non ho duecento amici?
 
Certo che non ce li ho… ma comunque credo li abbiano in pochi.
 
No, non è questo il motivo. In realtà in quel momento mi è venuta una folgorazione… in quell’istante è arrivato davvero l’impulso naturale e mi ha comunicato che io ero l’eletto mecenate di me stesso e che avrei risolto i problemi della terra con le mie opere.
 
In quel momento ho capito (o almeno credevo di aver capito) che tutte le opere che avevo scritto sarebbero state stampate per beneficenza.
 
E così è iniziata in premessa una promettente avventura e l’associazione culturale, assai sensibile, mi ha seguito: ho fatto stampare, stavolta a mie spese, mille libri il cui intero ricavato doveva andare a favore della cura di una malattia rara dei bambini che si chiama Prader Willi*.   
 
Coloro che ho contattato si sono dimostrati disponibilissimi a darmi una mano: la poetessa che ben conoscete mi ha fatto la prefazione, il Comune di Arenzano mi ha dato il patrocinio con tanto di nota dell’assessore alla Cultura che ancora ringrazio, una nota catena di supermercati ha steso tappeti di rose per la vendita, le Poste Italiane quasi, il Gaslini mi ha messo a disposizione il suo stand in un mercatino di beneficenza, una rinomata assicurazione ha assicurato (che bella ed umoristica ripetizione…) che avrebbe comprato tutte le copie, il distributore della Liguria mi ha poi garantito che avrebbe distribuito gratuitamente il libro nelle edicole, quasi tutti i librai che ho contattato si sono prestati semigratuitamente o gratuitamente.
 
Rai Liguria ha girato un servizio sulla presentazione del libro che nemmeno Luzi e Caproni assieme avrebbero potuto sognare di ricevere… naturalmente ai loro tempi. E lo hanno pure mandato in onda la sera di Natale quando l’ascolto è quasi di 600.000 persone.
 
Così mi son detto:<< Sono felice. Ho capito il senso delle mie opere; sono proprio degli egoisti e degli stupidi gli altri autori che invece si ripromettono un guadagno e la fama, quando potrebbero con le loro parole fare davvero del bene>>.
 
E dentro di me continuavo a ripetermi:<<Perché chi scrive non fa beneficenza? Perché chi scrive non fa beneficenza? È così semplice… è così semplice…>>
 
Se non che con il passare del tempo la verità mi è apparsa in tutta la sua crudele evidenza: in cinque librerie di due città diverse (Genova e Savona) ho venduto 6 copie (di cui 5 sotto il mio ex studio professionale e previo “preghiera in ginocchio”), 5 copie le ho vendute dal macellaio sotto casa della poetessa che ben conoscete, una copia l’ho venduta al carissimo amico Heathen (spero che non me ne voglia per questa rivelazione) che mi segue sempre dal suo splendido blog alcovaonirica  (che vi consiglio caldamente di visitare), 14 copie le ho vendute in Arenzano dove mi conoscono pure i morti. 150 copie le ha vendute la poetessa indomita che ha almeno 200 amici cari, ma lo ha dovuto fare come un venditore “porta a porta”, praticamente quasi come Bruno Vespa.
 
I supermercati ed il distributore, nonché l’assicurazione  si sono defilati e sapete perché?
 
Perché in Italia per vendere i libri bisogna fare fattura e bolla.
Le associazioni culturali e quelle di malati invece sono spesso delle Onlus che per legge possono ricevere solo denaro in beneficenza, ma non hanno partita IVA; non possono quindi vendere alcunché, né quindi contattare librai o quant’altri, né soprattutto emettere fatture o bolle di consegna.
 
Possono soltanto emettere una ricevuta nella quale si attesta, a fronte del denaro ottenuto, che sono state donate le copie corrispondenti: ma questo nessuno lo sa o meglio nessuno lo vuol sapere perché diversamente…. Qualcuno potrebbe anche prendersi la responsabilità… e si potrebbero aiutare davvero tante persone.
 
Non parliamo poi del distributore. Ho scoperto che per vendere in edicola, per beneficenza o meno, bisogna: a) uscire come periodico; b) avere la partita iva come sopra e quindi emettere bolle e fatture; c) contattare i sindacati che emanino una circolare nella quale si richiede di vendere il prodotto a determinate condizioni.
 
<<Ti è andata ancora bene>> direte voi, ma io penso a quei bambini che stanno aspettando il denaro promesso e guardo gli ottocento libri ancora fasciati che stanno davanti alla mia scrivania e mi gridano: <Hai fallito! Hai fallito! E ben ti sta… se fossi stato meno presuntuoso forse sarebbe andata diversamente… credevi di salvare il mondo e invece noi siamo qui e presto faremo crollare con il nostro peso pure il pavimento!>>
 
Sì, perché se uno devolve il ricavato di un’opera e non la vende, non è che poi la può regalare… se la deve tenere sotto il cuscino: ora forse ho capito perché gli scrittori non fanno beneficenza!
 
Penso però a quei 380 bambini affetti da una malattia incurabile a cui posso dare solo altri 700 euro, e mi viene da credere che un paese civile non si può definire tale quando fa pagare l’iva sulla beneficenza, quando impedisce di fatto ad un cittadino di donare del “suo”.
 
Perdonate lo sfogo, ma per me era davvero importante metterVi a parte di queste vicende. Chissà che qualcuno non abbia una buona idea per aiutare questi malati: io ci spero ancora…
 
 
 
*La Prader Willi è una malattia genetica rara che colpisce un nato ogni 15.000 causando ipotonia, appetito insaziabile, obesità, ritardo mentale, ritardo funzionale, bassa statura negli adulti e problemi comportamentali, legati alla mancanza del senso di sazietà. Questo è uno dei problemi maggiori: il paziente, essendo privo del senso di sazietà, a causa di un’anomalia nel centro che controlla questo stimolo nel cervello, ha un appetito inestinguibile; allo stesso tempo la malattia causa una disfunzione nel metabolismo che riduce notevolmente la capacità dell’organismo di bruciare le calorie assunte. La diagnosi precoce è di primaria importanza in quanto dà la possibilità di intervenire con farmaci e cure affinché, sin dai primi mesi, si possa migliorare la qualità della vita del bimbo e della famiglia.
 
 
 
 
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L’eremita Atto II (Scena unica-sesta parte)

roccia sulla A

 

Un girasole
Tu non puoi scegliere lo scopo… è lui che sceglie te… la vita o la morte  ti portano a realizzarlo… ma non puoi sapere in anticipo se sarà l’una o l’altra

Una roccia
E se sbaglierai… facendo di testa tua, non lo scoprirai… la dannazione consiste proprio in questo… nel non trovare il proprio significato

Un girasole
Noi lo sappiamo da subito ciò che dobbiamo essere…  non abbiamo, né cerchiamo alternative…  infatti per le rocce ed i girasoli l’inferno non esiste… ma nemmeno il paradiso

Una roccia
Nessuno ci giudica… abbiamo un istinto naturale che ci guida nell’unica direzione concessa… e quindi un Dio che poi cambiasse idea sarebbe illogico prima che ingiusto

Un girasole
Tu sei invece condotto dalla vita… che può andare in tante direzioni… ma la devi lasciar fare… se ne interrompi il cammino… non saprai mai dove voleva portarti davvero

Un uomo
E qui secondo voi perché mi ci ha condotto? forse perché mi trasformi in roccia o in girasole?

Una roccia
Se ti trasformassi in girasole potresti farmi ombra…

Un girasole
Se ti trasformassi in roccia potresti trattenere il mio terriccio…

Un uomo
Farò così: starò fermo davanti al sole… così almeno non ti brucerai più caro girasole… e  poi reclinerò il capo seguendo tutto il percorso della luce… così tu roccia starai al fresco durante la giornata

Una roccia
E di notte pregherai Chi sai tu… dentro la grotta … per ricominciare di giorno ad occuparti di noi

Un girasole
Tutto questo sarebbe bellissimo, ma non credo che sia il tuo compito…

Un uomo
Ora che mi hai dato uno scopo vorresti togliermelo?

Una roccia
Se fosse il tuo compito saresti un girasole, oppure un platano o che so… un ginepro… una quercia… invece sei un uomo…

Un uomo
E allora il mio senso quale sarebbe?

Una  roccia
Esattamente io non ho capito che ci fate voi qui sulla terra… in questi millenni ho visto solo guai intorno agli uomini… ecco forse il vostro scopo è  portare rovina… perché no… potrebbe essere…

Un girasole
Che tu fossi brontolona lo sapevo… ma anche razzista… una roccia razzista… che strano connubio… da una parte sono contento che tra poco non ti vedrò più,  uno di questi giorni  potrei  correre il rischio di cader giù dal pendio….

(continua)